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I mercati contadini come laboratori di innovazione sociale sono il futuro della città

Abbiamo consegnato i nostri progetti per aprire nuovi mercati contadini in città, in risposta all’Avviso pubblico del Comune di Bologna. Da circa un anno abbiamo partecipato alle riunioni con i produttori, cooperative e associazioni che si occupano di mercati contadini. Appuntamenti durante i quali è stato possibile esporre esigenze, fare emergere aspettative, ragionare di problemi, ostacoli e rischi, ma anche soluzioni e strade da intraprendere insieme.

Nella prospettiva di proseguire questo cammino verso obiettivi comuni con gli altri partecipanti al Tavolo sui Mercati contadini vorremmo fare luce su alcuni passaggi che ci sono sembrati frettolosamente gettati nelle fauci dell’opinione pubblica. I mercati contadini esistono e sono regolamentati per leggi e norme. Nella città di Bologna in alcuni mercati è possibile la somministrazione non assistita di alimenti e bevande. Inoltre in alcuni mercati i produttori sono affiancati da artigiani e trasformatori. Il nuovo Regolamento è qui.

I mercati contadini di Bologna

I mercati contadini nella città di Bologna hanno assunto una nuova veste, per accogliere i desiderata e i bisogni di produttori e consumatori, che, in fondo, per noi di Slow Food sono la stessa cosa (Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, dal 2011 ci invita a definire tutti “coproduttori”). In questa nuova veste i produttori di frutta e verdura, salumi, ecc, così come i piccoli artigiani, pagano il suolo pubblico. Così come anche per quelle attività economiche in deroga, come la somministrazione. In cambio, il Comune garantisce l’occupazione del suolo pubblico, la sicurezza, la pulizia delle piazze, ed altri servizi, allo scopo di rendere i mercati tutelati, sicuri ed appetibili.

Tuttavia vediamo alcuni vuoti che aspettano di essere colmati. Per esempio abbiamo rappresentato più volte la nostra urgenza di avere un impianto, anche temporaneo, per l’energia elettrica, i bagni (anche chimici) per i produttori che lavorano molte ore senza sosta durante l’esposizione mercatale, l’erogazione d’acqua del tutto necessaria per la pulizia quando si maneggiano cibi.

I mercati contadini come laboratori culturali e di innovazione sociale

Ma perché i mercati contadini riescono ad avere queste agevolazioni? Perché sono luoghi d’incontro, di scambio non solo economico ma anche culturale, al pari di quelle associazioni che di mestiere creano e diffondono progetti, attività e iniziative senza scopo di lucro. Pertanto il Comune ci è venuto incontro con diverse agevolazioni e un tavolo di discussione. Per esempio: il canone unico patrimoniale CUP per i mercati contadini è (tariffe orarie per i mercati che effettuano le aperture da 1 a 8 ore):

  • 0,045 euro al mq per zona 1;
  • 0,02 al mq per zona 2

Mentre per quelli che effettuano le aperture oltre le 9 ore è:

  • 0,39 al mq per zona 1;
  • 0,17 al mq per zona 2.

Esattamente la metà della cifra che pagano gli altri mercati.

Per noi di Slow Food i produttori che animano le aree mercatali sono per lo più agricoltori di resistenza, operai della rigenerazione agricola (che lavorano tutti i giorni per la riduzione delle emissioni, con gli strumenti dell’agricoltura biologica, biodinamica, rigenerativa, che dicono no ai pesticidi, che si preoccupano del benessere animale) piuttosto che ingranaggi della produzione tout-court.

Sono più agenti di innovazione sociale, impegnati nella costruzione di un sistema economico vicino ai cicli naturali della Terra e lontano da quelli artificiali dell’alta finanza. Sono e siamo ostinatamente nodi di un vasto ecosistema i cui benefici ricadono a corto raggio, dal campo al piatto senza passare per sofisticazioni, lunghe distribuzioni e chirurgie plastiche.

Ma allora visto che Bologna (classifica sulla Qualità della vita de Il Sole 24ore) è tra le città dove si vive meglio in Italia, che cosa c’è che non va? Dal 2005 (anno di costituzione di Slow Food Bologna) ad oggi abbiamo fatto tanti passi in avanti. Intanto non siamo più soli in questo cammino.

La collaborazione con il Comune e la food policy

E possiamo sicuramente riscontrare apertura da parte del Comune e dei suoi Assessori a sedersi allo stesso tavolo, ad ascoltare tutti e a negoziare soluzioni.

Ci sembra che timidamente si stia incardinando nell’attività amministrativa l’idea di una food policy ovvero di una modalità collegiale e inclusiva, dal basso, che possa guidare l’approccio al cibo (nei luoghi pubblici come le mense scolastiche e l’università e in quelli privati) sulla base di valori condivisi. È nella food policy – che è un esercizio di democrazia orizzontale – che trova la sua sede di discussione anche la gestione dei mercati contadini.

Tuttavia ci sono piazze e piazze: ci sono quelle del centro storico che hanno caratteristiche diverse da quelle della periferia (di fatto i mercati si concentrano “dentro le mura”, lasciando orfane le aree più lontane): per popolazione, stile di vita e di consumo, ecc.

Mercati contadini e periferie

In periferia, per esempio, dove Slow Food ha deciso di portare la chiocciola proprio perché è lì che il diritto a un cibo buono pulito e giusto è più offuscato, i mercati contadini sono più un evento culturale e un luogo di socialità che uno spazio economico.

Ma mancano totalmente servizi ed agevolazioni (parcheggi, bagni, allacci idrici) per essere attrattivi. Nelle periferie le conversazioni sul diritto a un cibo salutare, genuino e locale sono più difficili. Eppure ci sarebbe tanto da fare. Nelle piazze urbane, l’offerta dei mercati contadini riesce ad essere più convincente, con la complicità della somministrazione, rispetto alla grande distribuzione, anche se il fatto di svolgersi un giorno a settimana, può attenuarla.

Come Slow Food Bologna ci interessa che, nell’ampio panorama della produzione e del consumo di cibo, la nostra voce e quella di chi come noi sta dalla parte della rigenerazione agricola non venga dispersa (piccoli produttori, ristoratori, i nostri soci, i cittadini consapevoli e i tanti giovani che stanno costruendo un futuro sostenibile).

Ci interessa collaborare con il Comune e tutti gli altri attori per aumentare questa offerta, per renderla più accessibile dal centro fino alle periferie. Mentre proseguiamo il lavoro che da sempre portiamo avanti sul lato della domanda, accompagnando i cittadini alla riscoperta del gusto e di un cibo naturale con progetti di educazione, formazione, informazione…

Per noi i mercati contadini sono il mezzo con cui garantire una equa retribuzione a chi lavora la Terra e si assume sempre più i rischi legati ai cambiamenti climatici ma anche agli imprevedibili eventi sociali ed economici, a chi ogni giorno si impegna nella ristorazione con trasparenza e passione puntando alla qualità gastronomica come leva di un turismo “slow”.

Quindi siamo disposti a pagare il giusto anche considerando che ci sono altre associazioni come quelle sportive o culturali che godono degli stessi agevolazioni/servizi. Dunque vorremmo continuare a lavorare insieme al Comune nella prospettiva dell’innovazione sociale a partire da un rigenerante rapporto con il cibo e con le risorse naturali.